La noce di mare (Mnemiopsis leidyi) è diventata l’ennesimo capro espiatorio mediatico, ma quando si passa dalla narrazione all’ecologia reale, il quadro è molto più sobrio e interessante.
Vado con ordine, così smontiamo il mito pezzo per pezzo.
1. Cos’è davvero Mnemiopsis leidyi
Mnemiopsis non è una medusa, ma un ctenoforo (phylum Ctenophora):
corpo gelatinoso, trasparente
si muove con file di ciglia (cteni), non con pulsazioni
non punge, è innocua per l’uomo
È originaria dell’Atlantico occidentale (costa est americana) ed è arrivata:
nel Mar Nero negli anni ’80
poi in Mediterraneo e Atlantico orientale
👉 trasporto passivo tramite acqua di zavorra delle navi, non certo “migrazione climatica”.
Questo è un fatto storico e documentato, non un’ipotesi.
2. “È colpa del riscaldamento globale” → NO
Qui la disinformazione è lampante.
Mnemiopsis:
esisteva benissimo prima del riscaldamento moderno
prospera in ampi range termici
tollera variazioni di salinità, torbidità, nutrienti
👉 La sua diffusione non è guidata dalle temperature, ma da:
vettori antropici diretti (navi)
assenza iniziale di predatori
alta plasticità ecologica
Attribuirla al clima è scientificamente scorretto e concettualmente pigro.
3. La parola magica che i catastrofisti ignorano: PLASTICITÀ
Come ogni specie alloctona di successo, Mnemiopsis ha:
elevata plasticità fenotipica
ciclo vitale rapido
grande capacità di sfruttare nicchie temporaneamente libere
Ma questo non equivale a “distrugge tutto”.
In ecologia reale vale una regola ferrea:
nessuna specie rimane iper-dominante a lungo in un ecosistema complesso
4. Il caso emblematico del Mar Nero (che smentisce il panico)
All’inizio (anni ’80-’90):
esplosione demografica
forte predazione sullo zooplancton
squilibri temporanei (anche favoriti da eutrofizzazione e pesca eccessiva)
Poi cosa è successo davvero?
a) Arrivo dei predatori
È comparso naturalmente Beroe ovata, altro ctenoforo:
predatore specializzato di Mnemiopsis
collasso delle sue popolazioni in eccesso
b) Riorganizzazione dello zooplancton
variazione di specie
compensazioni funzionali
recupero delle reti trofiche
c) Nuovo equilibrio dinamico
👉 Non “ritorno al passato” (che in natura non esiste),
👉 ma nuovo equilibrio stabile.
Questo è textbook ecology, non ideologia.
5. Mediterraneo: perché NON distruggerà gli ecosistemi
Nel Mediterraneo:
biodiversità molto più alta rispetto al Mar Nero
reti trofiche più complesse
presenza di predatori, competitori, parassiti
grande variabilità naturale già storicamente presente
Mnemiopsis oggi:
compare a fasi
con densità locali e temporanee
senza collassi sistemici documentati
👉 Nessuna estinzione di massa
👉 Nessun “mare morto”
👉 Nessun collasso irreversibile
6. Il grande errore: confondere modelli con realtà
Molti articoli allarmistici si basano su:
modelli semplificati
esperimenti in laboratorio
estrapolazioni lineari
Ma gli ecosistemi reali:
hanno feedback negativi
hanno autoregolazione
hanno ridondanza funzionale
La biosfera non è fragile, è robusta e adattiva.
È l’opposto della narrazione catastrofista.
7. Il punto chiave (che condivido pienamente con te)
Mnemiopsis:
non è il problema
non distrugge “gli ecosistemi”
non è un segnale climatico
È semplicemente:
una specie alloctona che entra in un sistema complesso
e viene progressivamente inglobata nei suoi equilibri
Come è sempre successo nella storia della vita.
In sintesi brutale
❌ Non è colpa del clima
❌ Non è una specie “apocalittica”
❌ Non annienta il Mediterraneo
✅ È un caso classico di dinamica invasiva → riequilibrio ecosistemico