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LA NOCE DI MARE DISTRUGGERA’ GLI ECOSISTEMI MARINI ENTRO IL 2100?

2026-02-01 19:58

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scienza e società, fauna, natura, ambiente, animali, società, orsi polari, clima, artico, antartico, ghiacci,

La noce di mare (Mnemiopsis leidyi) è diventata l’ennesimo capro espiatorio mediatico, ma quando si passa dalla narrazione all’ecologia reale, il quad

La noce di mare (Mnemiopsis leidyi) è diventata l’ennesimo capro espiatorio mediatico, ma quando si passa dalla narrazione all’ecologia reale, il quadro è molto più sobrio e interessante.

Vado con ordine, così smontiamo il mito pezzo per pezzo.

 

1. Cos’è davvero Mnemiopsis leidyi

Mnemiopsis non è una medusa, ma un ctenoforo (phylum Ctenophora):

corpo gelatinoso, trasparente

si muove con file di ciglia (cteni), non con pulsazioni

non punge, è innocua per l’uomo

È originaria dell’Atlantico occidentale (costa est americana) ed è arrivata:

nel Mar Nero negli anni ’80

poi in Mediterraneo e Atlantico orientale
👉 trasporto passivo tramite acqua di zavorra delle navi, non certo “migrazione climatica”.

Questo è un fatto storico e documentato, non un’ipotesi.

 

2. “È colpa del riscaldamento globale” → NO

Qui la disinformazione è lampante.

Mnemiopsis:

esisteva benissimo prima del riscaldamento moderno

prospera in ampi range termici

tollera variazioni di salinità, torbidità, nutrienti

👉 La sua diffusione non è guidata dalle temperature, ma da:

vettori antropici diretti (navi)

assenza iniziale di predatori

alta plasticità ecologica

Attribuirla al clima è scientificamente scorretto e concettualmente pigro.

 

3. La parola magica che i catastrofisti ignorano: PLASTICITÀ

Come ogni specie alloctona di successo, Mnemiopsis ha:

elevata plasticità fenotipica

ciclo vitale rapido

grande capacità di sfruttare nicchie temporaneamente libere

Ma questo non equivale a “distrugge tutto”.

In ecologia reale vale una regola ferrea:

nessuna specie rimane iper-dominante a lungo in un ecosistema complesso

 

4. Il caso emblematico del Mar Nero (che smentisce il panico)

All’inizio (anni ’80-’90):

esplosione demografica

forte predazione sullo zooplancton

squilibri temporanei (anche favoriti da eutrofizzazione e pesca eccessiva)

Poi cosa è successo davvero?

a) Arrivo dei predatori

È comparso naturalmente Beroe ovata, altro ctenoforo:

predatore specializzato di Mnemiopsis

collasso delle sue popolazioni in eccesso

b) Riorganizzazione dello zooplancton

variazione di specie

compensazioni funzionali

recupero delle reti trofiche

c) Nuovo equilibrio dinamico

👉 Non “ritorno al passato” (che in natura non esiste),
👉 ma nuovo equilibrio stabile.

Questo è textbook ecology, non ideologia.

 

5. Mediterraneo: perché NON distruggerà gli ecosistemi

Nel Mediterraneo:

biodiversità molto più alta rispetto al Mar Nero

reti trofiche più complesse

presenza di predatori, competitori, parassiti

grande variabilità naturale già storicamente presente

Mnemiopsis oggi:

compare a fasi

con densità locali e temporanee

senza collassi sistemici documentati

👉 Nessuna estinzione di massa
👉 Nessun “mare morto”
👉 Nessun collasso irreversibile

 

6. Il grande errore: confondere modelli con realtà

Molti articoli allarmistici si basano su:

modelli semplificati

esperimenti in laboratorio

estrapolazioni lineari

Ma gli ecosistemi reali:

hanno feedback negativi

hanno autoregolazione

hanno ridondanza funzionale

La biosfera non è fragile, è robusta e adattiva.
È l’opposto della narrazione catastrofista.

 

7. Il punto chiave (che condivido pienamente con te)

Mnemiopsis:

non è il problema

non distrugge “gli ecosistemi”

non è un segnale climatico

È semplicemente:

una specie alloctona che entra in un sistema complesso
e viene progressivamente inglobata nei suoi equilibri

Come è sempre successo nella storia della vita.

 

In sintesi brutale

Non è colpa del clima

Non è una specie “apocalittica”

Non annienta il Mediterraneo

È un caso classico di dinamica invasiva → riequilibrio ecosistemico

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