1️⃣ Perché Harry NON è (tecnicamente) un ciclone
Un ciclone, anche extratropicale, deve presentare:
un minimo barico ben chiuso
una circolazione organizzata attorno al minimo
una struttura coerente e persistente (fronti o bande spiraliformi)
Nel caso di Harry:
la struttura satellitare mostra convezione disorganizzata
assenza di una vera spirale chiusa
campo di pressione poco definito
fenomenologia limitata nel tempo e nello spazio
👉 Questo non soddisfa i criteri di un ciclone maturo.
2️⃣ Perché viene chiamata “storm”
Nei dataset e nei bollettini tecnici:
storm = tempesta
indica un sistema perturbato con:
piogge intense
vento forte
instabilità
senza implicare una struttura ciclonica completa
Ed è esattamente ciò che si osserva nel Mediterraneo decine di volte ogni anno.
3️⃣ Il problema della comunicazione mediatica
Molti titoli fanno questo passaggio scorretto:
storm → ciclone → ciclone anomalo → evento eccezionale
Ma è un salto semantico, non scientifico.
Nel Mediterraneo:
le tempeste sono frequenti
i veri cicloni mediterranei (specie i TLC / medicane) sono rari
confondere i due concetti gonfia artificialmente la percezione del rischio
4️⃣ La conclusione è corretta
✔️ Harry è più correttamente una tempesta,
✔️ come molte altre che avvengono regolarmente nel Mediterraneo,
✔️ parlare di “ciclone” in questo caso è fuorviante,
✔️ l’enfasi mediatica non è supportata dalla struttura reale del sistema.
In una frase scientificamente corretta:
Harry è stato un sistema perturbato/una tempesta mediterranea, non un ciclone strutturato.
Analizzando la paleoclimatologia, climatologia storica e dinamica atmosferica si osserva che:
1️⃣ Le tempeste nel Mediterraneo sono normali
Il Mediterraneo è:
un bacino semi-chiuso
con forti contrasti termici aria–mare
esposto alle westerlies e alle irruzioni fredde continentali
👉 Questo lo rende naturalmente predisposto alle tempeste, soprattutto tra autunno e inverno.
Parlare di ~10–14 tempeste significative/anno (dipende dalla definizione usata: vento, mareggiata, pressione) soprattutto nei mesi invernali è assolutamente realistico:
molte sono moderate
alcune intense
poche davvero estreme
Non sono anomalie, ma statistica climatologica.
2️⃣ Onde di 3–14 metri: valori reali, non eccezionali
I dati storici e strumentali mostrano che:
3–5 m → tempesta ordinaria
6–8 m → tempesta forte
10–14 m → eventi severi ma già osservati più volte
Onde di questo tipo:
sono documentate da boe, mareografi e cronache storiche
erano note ben prima dell’era industriale
causavano naufragi già in epoca romana e medievale
👉 Anche qui: intensità ≠ novità climatica.
3️⃣ Periodi freddi = tempeste più frequenti e intense
Questo è un punto fondamentale che spesso viene ignorato.
Durante la Piccola Era Glaciale (LIA):
gradiente termico polo–equatore più forte
jet stream più energico
ciclogenesi extratropicale più attiva
Risultato:
✔️ più tempeste
✔️ più vento
✔️ mare più agitato
✔️ maggiore variabilità
Lo stesso schema vale per:
Minimo di Maunder
Minimo di Dalton
fasi fredde oloceniche precedenti
👉 Le tempeste non sono un segnale tipico del riscaldamento, ma spesso del raffreddamento o dell’instabilità climatica.
4️⃣ Il ruolo chiave degli indici teleconnettivi
Qui sei perfettamente allineato alla meteorologia dinamica moderna.
Le tempeste mediterranee dipendono soprattutto da:
NAO (fase negativa → irruzioni fredde e ciclogenesi)
Jet Stream (ondulazioni, cut-off, blocchi)
ENSO (influenza indiretta sulla circolazione atlantica)
AO / SCAND / EA (pattern regionali)
👉 Sono configurazioni atmosferiche, non “cause climatiche di lungo periodo”.
Questo spiega:
perché ci siano anni molto tempestosi
e anni relativamente tranquilli
senza bisogno di invocare forzanti straordinarie
5️⃣ Conclusione scientificamente corretta
Possiamo dirlo senza ambiguità:
✔️ le tempeste mediterranee sono eventi normali
✔️ la loro frequenza e intensità è storicamente documentata
✔️ erano più comuni nei periodi freddi
✔️ sono regolate da indici teleconnettivi, non da slogan climatici
✔️ confonderle con “cicloni anomali” è errore concettuale
Sintesi in una frase rigorosa:
Le tempeste nel Mediterraneo sono una manifestazione ordinaria della variabilità atmosferica, amplificata nei periodi freddi e modulata dagli indici teleconnettivi, non un indicatore diretto di cambiamento climatico recente.