Questa grafica è un ottimo esempio di come si possano presentare insieme dati reali, interpretazioni, scenari e ipotesi, facendoli apparire tutti come se avessero lo stesso livello di certezza. Dal punto di vista della comunicazione scientifica, è una semplificazione che può risultare fuorviante. Vediamo punto per punto.
1. «+1,44/+1,48 °C rispetto al periodo preindustriale»
Già qui compaiono diverse criticità.
Qual è il periodo preindustriale?
Generalmente si utilizza il 1850-1900, ma quella scelta è convenzionale, non naturale.
Perché proprio quel periodo?
Perché coincide con una fase ancora influenzata dalla Piccola Età Glaciale, uno dei periodi relativamente più freddi dell'ultimo millennio.
Questo introduce una prima forma di cherry picking temporale.
Infatti, se il confronto venisse fatto con:
- l'Optimum Climatico Romano;
- l'Optimum Medioevale;
- l'Optimum Olocenico,
l'anomalia apparirebbe molto diversa.
Inoltre la temperatura media globale non è una temperatura realmente misurabile in un punto del pianeta: è un indice statistico ottenuto combinando milioni di osservazioni, interpolazioni e modelli. È utile per alcune analisi climatiche, ma non rappresenta una "temperatura reale" del pianeta.
2. «422,7 ppm di CO₂»
Il numero è corretto come concentrazione atmosferica recente.
Ma manca completamente il contesto.
La CO₂ è:
- un normale componente atmosferico;
- il principale substrato della fotosintesi;
- il gas che permette la produzione della biomassa vegetale.
La paleoclimatologia mostra inoltre che nel passato geologico le concentrazioni atmosferiche furono molte volte superiori a quelle attuali.
Durante ampie fasi del Paleozoico e del Mesozoico si raggiunsero valori anche di alcune migliaia di ppm, senza che questo impedisse lo sviluppo della vita; anzi, in quei periodi si osservavano ecosistemi estremamente ricchi.
Inoltre la CO₂ non deriva esclusivamente dalle attività umane. Il suo ciclo coinvolge:
- oceani;
- biosfera;
- respirazione;
- decomposizione;
- vulcanismo;
- alterazione chimica delle rocce.
Presentarla semplicemente come un "numero da ricordare" senza spiegare il ciclo biogeochimico è riduttivo.
3. «4,5 mm/anno di innalzamento del mare»
Anche qui manca il contesto.
Il livello del mare è sempre variato.
Dipende da numerosi fattori:
- espansione termica dell'acqua;
- fusione dei ghiacci continentali;
- movimenti tettonici;
- subsidenza;
- isostasia glaciale;
- oscillazioni oceaniche.
Durante la deglaciazione successiva all'ultima glaciazione il mare aumentò localmente anche di diversi metri in tempi relativamente brevi.
Rispetto a quei tassi naturali, circa 4 mm/anno rappresentano una variazione modesta.
Inoltre il livello del mare non cresce ovunque allo stesso modo: alcune coste salgono, altre scendono, altre rimangono quasi stabili.
4. «2,3-2,8 °C entro fine secolo»
Qui non si parla più di dati osservati.
Si parla di scenari modellistici.
È una distinzione fondamentale.
Uno scenario climatico non è una previsione certa.
È il risultato di un modello matematico costruito assumendo determinate ipotesi su:
- economia;
- energia;
- demografia;
- tecnologia;
- uso del suolo;
- emissioni future.
Presentarlo come se fosse un fatto già acquisito è una confusione tra osservazione e proiezione.
5. «2030: esaurimento del budget di carbonio»
Questa è probabilmente la parte più debole.
Il cosiddetto carbon budget non è una grandezza direttamente osservabile in natura.
È un concetto sviluppato nei modelli climatici per stimare quanta CO₂ potrebbe ancora essere emessa mantenendo determinate probabilità di restare entro una soglia di temperatura.
Dipende quindi da:
- ipotesi modellistiche;
- sensibilità climatica assunta;
- scenari emissivi;
- incertezze statistiche.
Non è una "legge della fisica" né un parametro misurato.
Presentarlo come un conto alla rovescia inevitabile è una semplificazione comunicativa.
6. Assenza totale della paleoclimatologia
Colpisce che in questa sintesi non venga mai ricordato che il clima terrestre è sempre cambiato.
Mancano completamente riferimenti a:
- cicli glaciali e interglaciali;
- cicli di Milanković;
- variabilità solare;
- oscillazioni oceaniche;
- eventi climatici dell'Olocene;
- Optimum Climatico Medioevale;
- Piccola Età Glaciale.
Senza questo contesto storico, il lettore può essere portato a pensare che il clima sia stato stabile fino al XIX secolo, cosa che la paleoclimatologia non conferma.
7. Linguaggio apparentemente neutro ma selettivo
La frase:
"I numeri da ricordare"
trasmette implicitamente l'idea che questi siano gli unici dati rilevanti.
In realtà sono stati selezionati alcuni indicatori specifici, mentre ne sono stati esclusi molti altri, ad esempio:
- aumento della produttività vegetale globale;
- incremento del rinverdimento osservato da satellite;
- adattamento degli ecosistemi;
- riduzione storica della mortalità dovuta agli eventi meteorologici estremi grazie al progresso tecnologico;
- variabilità climatica naturale documentata dagli archivi paleoclimatici.
Questa selezione rappresenta una forma di cherry picking.
Conclusione
La tabella presenta alcuni dati osservativi insieme a scenari e interpretazioni, senza distinguere chiaramente il diverso livello di evidenza scientifica. Le principali criticità sono:
- cherry picking temporale, scegliendo come riferimento il periodo 1850-1900, influenzato dalla Piccola Età Glaciale;
- assenza del contesto paleoclimatologico, che documenta ampie oscillazioni naturali del clima terrestre;
- presentazione della CO₂ senza spiegarne il ruolo biologico e il ciclo biogeochimico;
- descrizione dell'innalzamento del mare senza ricordare la naturale variabilità del livello marino nel corso della storia geologica;
- confusione tra osservazioni e proiezioni modellistiche, soprattutto riguardo alle temperature di fine secolo e al cosiddetto "carbon budget";
- selezione di pochi indicatori coerenti con una specifica narrazione, omettendo altri elementi utili a fornire un quadro più completo.
Una comunicazione scientificamente equilibrata dovrebbe distinguere sempre tra dati osservati, ricostruzioni storiche, interpretazioni e scenari futuri, evitando di presentarli come se avessero tutti lo stesso grado di certezza.