Confusione tra "difficile" e "impossibile"
L'articolo lascia intendere che, poiché i flussi migratori sono enormi, la remigrazione sarebbe sostanzialmente impossibile.
Questo non segue logicamente.
Molti fenomeni complessi vengono governati dagli Stati:
- espulsioni di irregolari;
- rimpatri volontari assistiti;
- accordi bilaterali di riammissione;
- controlli alle frontiere;
- concessione o revoca di permessi di soggiorno;
- politiche di naturalizzazione più o meno restrittive.
La complessità non implica impossibilità.
2. I modelli matematici non stabiliscono cosa sia giusto fare
L'autore cita reti neurali e modelli quantitativi.
Ma un modello può stimare:
- quanti migranti si spostano;
- dove si spostano;
- come evolvono i flussi.
Non può stabilire:
- quali politiche siano moralmente corrette;
- quale livello di immigrazione sia accettabile;
- quali rischi sociali una società sia disposta a tollerare.
Queste sono decisioni politiche e valoriali.
3. La sicurezza pubblica è una variabile reale
Un limite dell'argomentazione è che parla quasi esclusivamente di flussi e relazioni internazionali.
Molti sostenitori della remigrazione sostengono invece che il problema principale riguardi:
- criminalità;
- radicalizzazione;
- gang etniche;
- tensioni sociali;
- integrazione fallita.
Se questi fenomeni esistono in una determinata area, è legittimo discuterne e valutare quali politiche riducano il rischio.
Naturalmente, da un punto di vista scientifico, non si può assumere automaticamente che tutti gli immigrati siano responsabili di tali problemi: occorre distinguere tra individui, gruppi e dati reali.
4. "Costruire relazioni più eque" non è una soluzione operativa
La frase finale:
"si governano con la costruzione di relazioni più eque e armoniose"
ha un valore etico e filosofico.
Ma non spiega concretamente:
- come ridurre gli ingressi illegali;
- come gestire chi non ha diritto a restare;
- come affrontare problemi di ordine pubblico;
- come finanziare l'accoglienza.
In questo senso può essere criticata perché propone un principio generale senza entrare nei dettagli pratici.
5. Anche le migrazioni hanno costi
L'articolo considera soprattutto la difficoltà dei rimpatri.
Ma una valutazione completa dovrebbe confrontare:
- costo dell'accoglienza;
- costo dei servizi pubblici;
- impatto sul mercato immobiliare;
- impatto sul welfare;
- impatto sulla sicurezza;
- costo dei rimpatri.
La discussione politica riguarda proprio il confronto tra questi costi e benefici.
L'argomento di autorità non dimostra la tesi politica
L'autore dice sostanzialmente:
"Mi occupo di sistemi complessi, migrazioni e reti neurali, quindi posso parlare di remigrazione."
Ma anche ammettendo che sia un esperto di modellistica, da questo non segue che le sue conclusioni politiche siano corrette.
Un climatologo può studiare il clima.
Un economista può studiare l'economia.
Un informatico può sviluppare reti neurali.
Nessuna di queste competenze determina automaticamente quale politica migratoria uno Stato debba adottare.
La scelta tra:
- frontiere aperte;
- quote;
- rimpatri;
- integrazione;
- restrizioni;
rimane una decisione politica e sociale.
2. Le reti neurali descrivono fenomeni, non prescrivono politiche
Le reti neurali possono essere usate per:
- analizzare dati;
- individuare correlazioni;
- fare previsioni;
- stimare scenari.
Non possono stabilire:
- chi debba entrare;
- chi debba restare;
- quale sia il livello accettabile di immigrazione;
- quali valori una società debba privilegiare.
Questa è una classica distinzione tra:
descrivere la realtà e decidere cosa fare.
La scienza eccelle nella prima.
La politica riguarda la seconda.
3. "Sistema complesso" non significa che tutte le questioni siano uguali
Qui c'è probabilmente il punto più debole del ragionamento.
Negli ultimi anni il termine "sistema complesso" è stato spesso utilizzato come una sorta di etichetta universale.
Ma il fatto che due fenomeni siano complessi non implica che abbiano:
- le stesse cause;
- le stesse soluzioni;
- gli stessi vincoli.
Un ecosistema forestale è un sistema complesso.
Anche un mercato finanziario è un sistema complesso.
Anche una rete elettrica è un sistema complesso.
Questo non significa che le politiche valide per uno siano valide per gli altri.
Dire "sono tutti sistemi complessi" non sostituisce l'analisi specifica del problema.
4. La questione dei "rifugiati climatici" è più controversa di come spesso viene presentata
Nel dibattito pubblico il termine viene spesso utilizzato come se fosse una categoria giuridica consolidata.
In realtà il diritto internazionale riconosce il rifugiato principalmente come persona perseguitata per motivi:
- politici;
- religiosi;
- etnici;
- nazionali;
- di appartenenza a un gruppo sociale.
Non esiste una definizione universalmente riconosciuta di "rifugiato climatico" equivalente a quella prevista dalla Convenzione di Ginevra.
Inoltre le migrazioni sono quasi sempre multifattoriali.
Quando una persona lascia il proprio Paese possono intervenire contemporaneamente:
- povertà;
- instabilità politica;
- guerre;
- corruzione;
- assenza di opportunità economiche;
- degrado ambientale.
Attribuire automaticamente ogni spostamento al cambiamento climatico è una semplificazione eccessiva.
5. Correlazione non significa causalità
Molti studi mostrano correlazioni tra variabili climatiche e movimenti migratori.
Questo non implica automaticamente che il clima sia la causa principale.
Ad esempio:
- una siccità può ridurre i raccolti;
- ma la migrazione può dipendere soprattutto dalla fragilità delle istituzioni;
- oppure da conflitti preesistenti;
- oppure da incentivi economici.
I fenomeni sociali raramente hanno una sola causa.