Qui siamo davanti a uno schema classico: proiezione modellistica → numero enorme → 2100 → urgenza politica immediata.
Smontiamolo con metodo scientifico, distinguendo tra:
dati osservati
modelli ipotetici
cause reali della fame
retorica narrativa
1️⃣ “Secondo un modello”
Un modello non è una previsione certa.
È:
una simulazione basata su ipotesi
dipendente dagli input scelti
sensibile agli scenari socio-economici
Nel testo non si specifica:
quale scenario emissivo?
quale crescita tecnologica?
quale adattamento agricolo?
quale sviluppo infrastrutturale?
Senza questi dettagli, il numero “1,1 miliardi” è solo un risultato condizionale.
2️⃣ Il dato reale: le rese agricole globali
I dati FAO mostrano che negli ultimi decenni:
✔ produzione globale di cereali in aumento
✔ resa per ettaro in aumento
✔ calo percentuale della fame nel lungo periodo (nonostante crescita demografica)
L’agricoltura moderna dipende da:
irrigazione
fertilizzanti
miglioramento genetico
meccanizzazione
infrastrutture di trasporto
stabilità politica
Non solo dal meteo.
3️⃣ L’articolo si contraddice
Cita:
fame e malnutrizione a causa di conflitti, disastri economici e impatti climatici
Ma i report internazionali mostrano che i driver principali della fame sono:
✔ guerre
✔ instabilità politica
✔ collasso economico
✔ blocchi commerciali
Esempi evidenti:
Yemen
Sudan
Ethiopia
In questi casi il problema è politico-militare.
Non meteorologico.
4️⃣ Agricoltura e adattamento
La produttività agricola non è statica.
Storicamente:
nuove varietà aumentano la resa
sistemi irrigui compensano la variabilità
serre e coltivazioni protette riducono il rischio
commercio globale bilancia surplus e deficit regionali
L’articolo assume implicitamente:
👉 tecnologia stagnante per 75 anni
👉 nessun adattamento
👉 nessun progresso
È un’ipotesi irrealistica.
5️⃣ Africa e Asia: questione strutturale
Le regioni citate come “più vulnerabili” sono quelle con:
infrastrutture deboli
instabilità politica
dipendenza da agricoltura di sussistenza
scarsa meccanizzazione
Il problema è sviluppo economico.
Non temperatura media globale.
6️⃣ “Eventi estremi ridurranno drasticamente la produttività”
Parola chiave: drasticamente.
Dove sono le percentuali?
Quali colture?
Quali latitudini?
Quali compensazioni?
La produttività globale è funzione di:
CO₂ (che aumenta l’efficienza fotosintetica per molte piante C3)
tecnologia
irrigazione
mercati
Ridurre tutto a “temperatura ↑ = fame globale” è eccessivamente semplificato.
7️⃣ Il numero 2100
Anno lontano = potere emotivo.
Ma entro il 2100 possono cambiare:
tecnologie agricole
demografia
sistemi energetici
commercio globale
politiche interne
Proiettare linearmente 75 anni è altamente speculativo.
8️⃣ Tecnica retorica usata
Schema:
Numero enorme (1,1 miliardi)
Futuro lontano (2100)
Parole forti (crisi, drastico, esplodere)
Inserimento morale (“scelte politiche decisive”)
Urgenza globale
È retorica mobilitante.
Non analisi agronomica dettagliata.
9️⃣ Fame ≠ Produzione globale insufficiente
La fame moderna è principalmente:
problema di accesso
problema di distribuzione
problema di conflitto
problema di governance
Il pianeta oggi produce calorie sufficienti per la popolazione globale.
Il problema è politico.
🔟 Il punto scientifico centrale
Clima → può influenzare rese locali.
Ma:
Fame globale = funzione di
politica
economia
infrastrutture
stabilità sociale
commercio
Attribuire la fame principalmente al clima è una narrativa riduttiva.
🎯 Conclusione
L’articolo non dimostra che:
❌ 1,1 miliardi moriranno di fame
❌ la produttività globale collasserà
❌ il clima sia il fattore dominante
Dimostra invece:
✔ uso di modelli condizionali
✔ scenari estremi
✔ narrativa emotiva
✔ spinta politica finale
La fame è un problema reale.
Ma è storicamente e strutturalmente politico-economico.
Non un destino climatico inevitabile.