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IN 40 ANNI IL CALDO HA UCCISO PIÙ DI ALLUVIONI, TEMPESTE E INCENDI INSIEME?

2026-06-19 23:15

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Questa è una delle narrazioni più ricorrenti degli ultimi anni: prendere le stime di mortalità associata al caldo, trasformarle in morti causate diret

Questa è una delle narrazioni più ricorrenti degli ultimi anni: prendere le stime di mortalità associata al caldo, trasformarle in morti causate direttamente dal caldo, ignorare completamente il freddo e poi costruire una conclusione emotiva sulla "crisi climatica".

Vediamo come smontarla in modo rigoroso.

 

1. Primo errore: si confonde "morti con il caldo" con "morti per il caldo"

L'articolo afferma:

"Il caldo ha ucciso 233.000 persone"

In realtà la maggior parte degli studi europei utilizza il concetto di eccesso di mortalità statisticamente associato alle temperature elevate.

Non significa che 233.000 persone siano morte di caldo.

Significa che in determinati periodi si osserva una mortalità superiore alla media e si attribuisce una quota di quel surplus alle condizioni termiche.

È una differenza enorme.

Nella maggior parte dei casi:

  • persone molto anziane;
  • cardiopatici;
  • soggetti fragili;
  • pazienti con patologie respiratorie;
  • persone già gravemente malate.

Il caldo agisce come fattore aggravante, non come causa unica.

 

2. L'articolo nasconde il dato più importante: il freddo uccide molto di più

Questa è probabilmente l'omissione più grave.

La letteratura epidemiologica internazionale mostra da anni che:

  • il freddo causa più mortalità del caldo;
  • spesso di molte volte.

Uno degli studi più citati pubblicati su The Lancet ha mostrato che circa il 90% delle morti associate alla temperatura è legato al freddo e circa il 10% al caldo.

In altre parole:

il freddo continua a essere il principale killer climatico.

L'articolo parla per centinaia di righe del caldo.

Del freddo praticamente nulla.

È un esempio classico di selezione dei dati (cherry picking).

 

3. I 245.000 morti non dimostrano alcuna "emergenza climatica"

L'autore scrive:

"In Europa i disastri climatici hanno causato 245.000 morti"

Ma poi inserisce nello stesso calderone:

  • ondate di calore;
  • alluvioni;
  • tempeste;
  • incendi;
  • altri eventi.

Sono fenomeni completamente diversi.

Mischiare tutto insieme non dimostra nulla.

È come sommare:

  • incidenti stradali;
  • influenze;
  • terremoti;
  • annegamenti.

E poi dire:

"Ecco il numero delle vittime della modernità."

Non avrebbe senso.

 

4. L'estate 2022 viene usata come esempio emotivo

L'articolo insiste sulle 60-70 mila morti attribuite all'estate 2022.

Ma dimentica di dire che:

  • il 2022 è stato un anno eccezionale;
  • la mortalità varia enormemente da un anno all'altro;
  • l'età media della popolazione europea continua ad aumentare.

Più anziani significa automaticamente:

  • maggiore vulnerabilità;
  • maggiore mortalità durante qualunque stress ambientale.

Senza correggere adeguatamente per questi fattori il dato rischia di essere interpretato in modo scorretto.

 

5. Viene ignorato il ruolo dell'adattamento

Questo è uno degli aspetti più importanti.

L'articolo sembra suggerire che l'Europa sia indifesa.

In realtà oggi disponiamo di:

  • climatizzazione;
  • sistemi di allerta;
  • ospedali moderni;
  • monitoraggio sanitario;
  • reti di emergenza;
  • edifici più efficienti.

Negli ultimi decenni la vulnerabilità umana è diminuita enormemente.

Infatti a livello globale le morti da eventi meteorologici estremi sono crollate di oltre il 90% rispetto al secolo scorso grazie a tecnologia, sviluppo economico e protezione civile.

 

6. "Il caldo è il primo disastro climatico"

No.

È una definizione arbitraria.

Un'ondata di calore è:

  • un fenomeno meteorologico;
  • un'anomalia termica temporanea.

Non è automaticamente un "disastro".

Diventa un problema quando incontra:

  • popolazioni vulnerabili;
  • infrastrutture inadeguate;
  • cattiva assistenza sanitaria.

Come sempre il danno nasce dall'interazione fra fenomeno naturale e vulnerabilità.

 

7. Linguaggio emotivo invece che scientifico

L'articolo utilizza continuamente espressioni come:

  • "nessuno vuole ammetterlo";
  • "stiamo ignorando il disastro";
  • "vittime invisibili";
  • "l'estate è il disastro";
  • "catastrofi climatiche".

Sono formule retoriche.

Non sono linguaggio scientifico.

Uno scienziato presenterebbe:

  • dati;
  • intervalli di confidenza;
  • limiti metodologici;
  • incertezze.

Non slogan.

 

8. La fallacia delle immagini

L'autore scrive:

"Le morti da caldo non hanno immagini."

Questo è un argomento emotivo.

La presenza o assenza di immagini non dice nulla sulla validità scientifica di una tesi.

Serve soltanto a creare coinvolgimento emotivo nel lettore.

 

9. Ciò che manca completamente: il bilancio complessivo

La domanda scientificamente corretta non è:

"Quante morti sono associate al caldo?"

Ma:

"Qual è il bilancio netto fra morti associate al caldo e morti associate al freddo?"

Questa è la vera domanda epidemiologica.

E molti studi mostrano che una parte dell'aumento delle morti estive viene compensata dalla riduzione delle morti invernali.

L'articolo evita completamente questa prospettiva.

 

Conclusione

Questa non è una notizia scientifica ma un esempio di comunicazione orientata a una narrativa.

I principali problemi sono:

  1. confusione tra morti con il caldo e morti per il caldo;
  2. omissione del fatto che il freddo provoca più mortalità;
  3. uso di stime statistiche presentate come vittime certe;
  4. assenza di contesto demografico;
  5. assenza del tema dell'adattamento;
  6. linguaggio fortemente emotivo;
  7. confusione tra vulnerabilità sociale e clima;
  8. conclusioni allarmistiche non dimostrate.

La realtà è molto più semplice: il caldo può rappresentare un rischio per le persone fragili, esattamente come il freddo, ma la salute pubblica dipende soprattutto da prevenzione, assistenza sanitaria, infrastrutture e capacità di adattamento. Ed è proprio su questi aspetti che l'umanità ha compiuto i maggiori progressi negli ultimi decenni.

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