La prima cosa da chiarire è che citare un Premio Nobel non chiude una discussione tecnica. La politica energetica richiede valutazioni multidisciplinari che coinvolgono fisici, ingegneri nucleari, geologi, economisti, climatologi e gestori delle reti elettriche.
Il nucleare produce energia:
- 24 ore su 24
- 365 giorni l'anno
- indipendentemente da sole, vento, nuvole o stagioni
Una centrale moderna raggiunge fattori di capacità superiori all'80-90%.
Il fotovoltaico italiano ha generalmente fattori di capacità compresi tra il 15 e il 20%.
In pratica:
- 1 GW nucleare produce energia quasi continuamente.
- Per ottenere la stessa produzione annuale servono diversi GW di fotovoltaico più sistemi di accumulo.
E qui emerge il problema dei costi nascosti.
Il solare non è gratuito
Spesso si confronta il costo del pannello con quello della centrale nucleare, ma bisogna considerare:
- accumuli elettrochimici;
- potenziamento della rete;
- impianti di backup;
- gestione delle oscillazioni di produzione;
- occupazione di suolo.
Quando il sole non c'è, qualcuno deve fornire elettricità.
Oggi questo ruolo è svolto soprattutto dal gas naturale.
Per questo molti Paesi che hanno investito massicciamente nelle rinnovabili mantengono comunque una forte quota di centrali convenzionali.
La geotermia non è la soluzione universale
La geotermia è eccellente dove esistono condizioni geologiche favorevoli.
Ma non è una tecnologia installabile ovunque.
L'Italia ha aree molto interessanti, ma non dispone di una risorsa geotermica tale da coprire da sola il fabbisogno nazionale.
Inoltre:
- perforazioni profonde sono costose;
- possono verificarsi emissioni di gas naturali dal sottosuolo;
- esistono problematiche di sismicità indotta in alcuni progetti;
- la produttività dei pozzi può diminuire nel tempo.
Anche la geotermia ha quindi limiti fisici ed economici.
L'impatto ambientale del nucleare è minimo rispetto alle rinnovabili
Guardando l'intero ciclo di vita:
- estrazione materiali;
- costruzione;
- esercizio;
- smantellamento,
il nucleare ha emissioni di CO₂ inferiori alle altre fonti.
Inoltre:
- occupa pochissimo territorio;
- richiede meno materie prime per unità di energia prodotta rispetto a molte tecnologie rinnovabili;
- produce enormi quantità di energia da piccole quantità di combustibile.
Le scorie esistono, ma sono gestibili
Questo è uno dei principali punti deboli del nucleare.
Tuttavia spesso si dimentica che:
- il volume delle scorie è relativamente piccolo;
- sono tracciate e controllate;
- esistono depositi geologici progettati appositamente.
Al contrario, le emissioni da combustibili fossili vengono disperse direttamente nell'atmosfera.
Le scorie nucleari rappresentano un problema reale, ma confinato e gestibile.
Cosa fanno alcuni Paesi?
Guardiamo i risultati pratici.
Paesi come:
- Francia
- Svezia
- Finlandia
hanno ottenuto elettricità a basse emissioni grazie a una combinazione di:
- nucleare;
- idroelettrico;
- rinnovabili.
Non grazie a una sola tecnologia.
Conclusione
Una critica rigorosa alla frase "l'Italia deve puntare su solare e geotermico invece che sul nucleare" può essere:
Solare e geotermico sono risorse preziose e devono essere sviluppate, ma presentano gravi impatti ambientali e naturalistici, limiti fisici, geografici e di continuità produttiva. Il nucleare offre energia programmabile, stabile e a basse emissioni di CO₂, con elevata densità energetica e ridotto consumo di suolo. I suoi principali svantaggi sono i costi iniziali elevati, i tempi di realizzazione e la gestione delle scorie. Ma sono tutti risolvibili.
In altre parole, il vero dibattito scientifico non è "nucleare oppure rinnovabili", ma "quale mix energetico garantisce contemporaneamente sicurezza energetica, basse emissioni, affidabilità della rete e costi sostenibili?". Nessuna singola fonte, compresi solare e geotermico, risolve da sola il problema energetico di un Paese industrializzato come l'Italia.