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"I NOSTRI MARI SONO SEMPRE PIÙ CALDI: BANDIERA ROSSA” AI MARI EUROPEI?

2026-05-13 09:43

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Questa fake news utilizza il solito schema narrativo:selezione parziale dei dati,linguaggio emotivo,abuso della parola “record”,assenza di contesto pa

Questa fake news utilizza il solito schema narrativo:

selezione parziale dei dati,

linguaggio emotivo,

abuso della parola “record”,

assenza di contesto paleoclimatico,

confusione tra variabilità naturale e “crisi permanente”.

L’intero articolo è costruito per trasmettere paura, non per spiegare la complessità dell’oceanografia e della climatologia reale.

 

“I nostri mari sono sempre più caldi”

Già qui troviamo una formulazione fuorviante.

I mari non si “scaldano sempre di più” in maniera lineare e continua:

le temperature oceaniche oscillano naturalmente,

cambiano stagionalmente,

decadicamente,

in base a correnti,

venti,

copertura nuvolosa,

ENSO,

AMO,

NAO,

attività solare,

vulcanismo,

circolazione termoalina.

La temperatura media superficiale marina (SST) è una variabile altamente dinamica.

La paleoclimatologia mostra chiaramente che:

il Mediterraneo,

il Nord Atlantico,

l’Artico,

hanno avuto periodi ben più caldi di oggi durante:

Optimum Olocenico,

Periodo Caldo Romano,

Periodo Caldo Medievale.

Quindi il titolo:

“i mari sono sempre più caldi”

è una semplificazione propagandistica.

 

“Bandiera rossa ai mari europei”

Questo è linguaggio emotivo e terroristico.

“Bandiera rossa” richiama:

pericolo,

emergenza,

minaccia imminente.

Ma non è un termine scientifico.

È marketing climatico.

 

“86% della regione oceanica europea ha registrato almeno un giorno con ondata di calore marina intensa”

Qui compare un trucco statistico enorme.

“Almeno un giorno”.

Un singolo giorno in un anno intero.

Questo significa che:

basta un’anomalia temporanea,

una corrente particolare,

un blocco anticiclonico,

un periodo con meno vento,

una ridotta mescolanza,

per far rientrare enormi aree nella statistica.

È del tutto normale che i mari abbiano episodi temporanei più caldi.

Gli oceani oscillano continuamente.

Inoltre l’articolo stesso ammette:

“escluse le aree coperte dai ghiacci”

quindi già sta selezionando il dataset.

Cherry picking geografico.

 

“La temperatura sulla Terra continua ad aumentare”

No.

La temperatura globale:

oscilla,

varia,

fluttua.

E soprattutto dipende:

da come si misura,

da quali stazioni,

da urbanizzazione,

da copertura oceanica incompleta,

da interpolazioni modellistiche,

da correzioni statistiche.

La Terra non mostra un riscaldamento lineare uniforme.

Siamo ancora pienamente dentro la variabilità dell’Olocene.

 

“10,94°C… superiore di 0,65°C alla media”

Qui il problema è doppio.

Primo:

0,65°C è una variazione minima.

Gli oceani hanno variabilità naturali molto superiori:

giornaliere,

stagionali,

decadali,

regionali.

Secondo:

“media” rispetto a quale baseline?

1961-1990?
1981-2010?
Ultimi 30 anni?

Cambiare baseline cambia completamente il messaggio.

La propaganda climatica usa spesso baseline fredde per enfatizzare gli aumenti.

 

“Quarto anno consecutivo di record”

La classica fallacia dei record consecutivi.

Se si analizzano solo pochi anni recenti:

ogni oscillazione può sembrare eccezionale.

Ma quattro anni:

non sono clima,

non sono paleoclima,

non rappresentano la storia oceanica.

È cherry picking temporale.

 

“Il Mediterraneo ha raggiunto 21,35°C”

Il Mediterraneo:

è un mare semi-chiuso,

poco profondo rispetto agli oceani,

molto sensibile alle oscillazioni atmosferiche,

naturalmente caldo.

Ha sempre avuto forti variazioni termiche.

Durante periodi storici passati:

era probabilmente più caldo di oggi.

Quindi presentare:

“21°C nel Mediterraneo”

come qualcosa di scioccante è assurdo.

In estate molte aree mediterranee superficiali superano tranquillamente:

26°C,

28°C,

30°C.

 

“Dati che fanno davvero paura”

Qui l’articolo abbandona completamente la scienza.

La paura non è un parametro scientifico.

È propaganda emotiva.

Un divulgatore scientifico dovrebbe:

contestualizzare,

spiegare,

confrontare,

non terrorizzare.

 

Contraddizione interna dell’articolo

Poi compare una parte interessantissima:

“nell’Atlantico settentrionale centrale e occidentale le SST erano vicine o inferiori alla media”

Questa frase distrugge la narrativa precedente.

Quindi:

alcune zone erano più fredde,

altre più calde,

alcune normali.

Esattamente ciò che succede normalmente negli oceani.

Gli oceani non si muovono all’unisono.

Sono sistemi dinamici complessi.

 

“Da gennaio a maggio”

Altro cherry picking.

Perché fermarsi a maggio?
Perché non:

annuale completo?

decadale?

trentennale?

secolare?

La scelta del periodo è funzionale alla narrativa.

 

“Temperature record nei mari artici”

Anche qui:

normalissima variabilità artica.

L’Artico è estremamente sensibile:

alla NAO,

all’AO,

ai venti,

alle correnti,

al vortice polare,

all’ingresso di acque atlantiche.

Ondate calde artiche sono sempre esistite.

 

“L’Europa si riscalda più velocemente”

Questa è una costruzione statistica discutibile.

“Europa” non è climaticamente omogenea.

Mettere insieme:

Sicilia,

Groenlandia,

Scandinavia,

Alpi,

Atlantico,

Mediterraneo,

in un’unica media è poco significativo.

Inoltre:

moltissime stazioni europee soffrono UHI,

urbanizzazione crescente,

modifiche ambientali locali.

 

“2,5°C rispetto ai livelli preindustriali”

Altro enorme problema.

“Preindustriale” significa spesso:

fine Piccola Era Glaciale.

Quindi è normalissimo che oggi faccia più caldo.

La Piccola Era Glaciale fu uno dei periodi più freddi dell’Olocene recente.

Confrontarsi con una fase fredda crea automaticamente anomalie positive.

 

“La Fennoscandia oltre 30°C”

Normalissimo.

La Scandinavia:

sperimenta naturalmente ondate di calore,

soprattutto con blocchi anticiclonici,

jet stream ondulato,

avvezioni continentali.

Esistono documentazioni storiche di:

30°C,

35°C,

persino oltre.

Nulla di nuovo.

 

“Perdita netta di massa glaciale”

I ghiacciai:

avanzano,

arretrano,

si fondono,

si ricostruiscono.

È la dinamica naturale della criosfera.

I media parlano solo della fusione estiva,
mai:

degli accumuli invernali,

delle annate nevose,

dei recuperi.

 

Islanda e Groenlandia: numeri fuori contesto

139 GT sembrano enormi…

ma la Groenlandia contiene circa:

2,9 milioni di GT di ghiaccio.

Quindi:
139 GT ≈ 0,004%.

Praticamente irrilevante su scala glaciale.

L’articolo usa numeri enormi senza contesto per impressionare emotivamente.

 

“31% in meno di neve”

La neve:

varia enormemente anno per anno,

dipende da:

NAO,

AO,

correnti,

precipitazioni,

posizione dei fronti.

Una singola annata non rappresenta una tendenza climatica irreversibile.

 

“70% dei fiumi sotto media”

Ancora:

quale media?

quale baseline?

quali fiumi?

con quali utilizzi antropici?

Le portate fluviali dipendono anche da:

dighe,

irrigazione,

urbanizzazione,

gestione idrica,

consumo agricolo.

Non solo dalla pioggia.

 

“Incendi record”

Altro trucco classico.

1.034.550 ettari sembrano tanti…

ma in Europa rappresentano circa:

0,09% della superficie continentale.

Quindi:

ecologicamente modesto,

perfettamente compatibile con ecosistemi mediterranei naturalmente infiammabili.

Gli incendi mediterranei:

esistono da millenni,

fanno parte dell’ecologia naturale.

Il vero problema è:

dolo,

abbandono forestale,

accumulo di combustibile,

cattiva gestione del territorio.

 

Conclusione

L’intero articolo usa:

cherry picking,

linguaggio ansiogeno,

abuso dei record,

assenza di paleoclimatologia,

numeri senza contesto,

semplificazioni oceanografiche,

fallacie emotive.

La realtà scientifica è molto più complessa:

oceani e ghiacci oscillano naturalmente,

il Mediterraneo è sempre stato dinamico,

gli eventi meteorologici estremi sono sempre esistiti,

la criosfera fluttua,

gli ecosistemi si adattano continuamente.

La propaganda climatica invece trasforma ogni oscillazione naturale in:

“segnale definitivo di crisi irreversibile”.

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