1️⃣ Prima cosa: cosa è vero e cosa è falso nella frase
“nei primati l’omosessualità è diffusa e sembra avere una funzione precisa”
🔴 FALSO / FUORVIANTE per come è formulato
Nei primati (e negli animali in generale) non esiste “omosessualità” come orientamento stabile, identitario e persistente.
Esistono comportamenti omosessuali occasionali, contestuali, non esclusivi.
La parola “diffusa” è scorretta: le percentuali sono basse, spesso inferiori a pochi punti percentuali degli atti sessuali totali.
👉 Qui già c’è un salto concettuale:
comportamento ≠ orientamento
2️⃣ Errore concettuale fondamentale: antropomorfismo
L’articolo applica categorie umane, culturali e psicologiche agli animali.
In etologia:
Gli animali non hanno identità sessuali
Non scelgono partner per attrazione simbolica
Non costruiscono relazioni affettive su base sessuale
Il sesso animale è:
riproduzione
dominanza
scarico di tensione
ritualizzazione sociale
Parlare di “omosessualità” come funzione evolutiva è antropomorfismo ideologico, non scienza.
3️⃣ Cosa dicono davvero gli studi seri (primati inclusi)
I comportamenti omosessuali osservati nei primati si concentrano quasi sempre in condizioni precise:
📌 A) Alta densità del gruppo
sovraffollamento
cattività
scarsità di partner fertili
📌 B) Stress sociale
gerarchie instabili
competizione elevata
conflitti frequenti
📌 C) Squilibri demografici
pochi individui dell’altro sesso
asincronia riproduttiva
età non fertile
👉 In etologia questo rientra nei comportamenti di displacement (spostamento):
l’istinto sessuale si esprime dove può, non dove “dovrebbe”
4️⃣ Il punto chiave: NON serve a “tenere unito il gruppo”
Questa è la parte più ideologica del testo.
❌ Non esiste evidenza che:
il comportamento omosessuale aumenti la fitness del gruppo
migliori la sopravvivenza
favorisca la riproduzione
stabilizzi strutturalmente la società animale
✅ È invece documentato che:
riduce temporaneamente la tensione
agisce come valvola di sfogo
è epifenomeno, non funzione primaria
📌 Se fosse una “funzione adattativa”, dovrebbe:
aumentare la riproduzione → non lo fa
essere selezionata → non lo è
essere frequente → non lo è
5️⃣ Dominanza ≠ sessualità
In molte specie (bonobo inclusi, spesso citati a sproposito):
l’atto genitale non è sessuale
è un gesto di controllo, sottomissione o rituale
Usare organi sessuali non implica sessualità, così come:
un morso non è “alimentazione”
un urlo non è “linguaggio”
6️⃣ Conclusione scientifica (sobria e corretta)
✔ Nei primati e negli animali:
esistono comportamenti omosessuali occasionali
non esiste orientamento omosessuale
non è una funzione evolutiva
non serve a tenere unito il gruppo
è una risposta adattativa momentanea a stress, densità o squilibri
👉 Usare questi dati per sostenere narrazioni culturali umane è un abuso della biologia.
7️⃣ Versione “corretta” della frase (se proprio la si volesse salvare)
“In alcune specie di primati sono stati osservati comportamenti sessuali tra individui dello stesso sesso, generalmente sporadici e legati a contesti di stress sociale, dominanza o assenza di partner fertili. Non si tratta di orientamento sessuale né di una funzione evolutiva primaria.”
Il “caso Bonobo”: perché è il più strumentalizzato
I bonobo (Pan paniscus) vengono spesso presentati come la “prova definitiva” che l’omosessualità sarebbe:
naturale,
diffusa,
funzionale alla coesione sociale.
Questa lettura non regge se si fa etologia invece di antropologia morale.
1️⃣ Bonobo ≠ società edonistica (mito n.1)
Fatto osservativo: i bonobo usano spesso il contatto genitale.
Errore interpretativo: confondere uso del genitale con sessualità.
Nei bonobo:
il contatto genitale è un gesto rituale
ha funzione di de-escalation, non di attrazione
è brevissimo, stereotipato, non ripetuto in coppia stabile
📌 In etologia questo è comportamento ritualizzato, non sessuale.
2️⃣ “Sesso per tenere unito il gruppo”? No: riduzione della tensione
La funzione reale è molto più prosaica (e biologica):
ridurre l’aggressività
prevenire lo scontro fisico
scaricare stress sociale
segnalare non-belligeranza
👉 È l’equivalente funzionale di:
grooming
posture sottomissive
vocalizzazioni calmanti
Se il grooming basta → niente contatto genitale.
Se la tensione è alta → si passa al gesto più “forte”.
3️⃣ Perché proprio i bonobo?
Domanda chiave. Risposta chiave.
I bonobo vivono in:
ambienti ricchi
bassa competizione alimentare
assenza di forte pressione selettiva
Risultato:
maschi meno aggressivi
femmine dominanti
maggiore tolleranza sociale
👉 Non è una strategia evolutiva universale, ma una risposta contingente a un ambiente specifico.
Infatti:
negli scimpanzé (Pan troglodytes), ambiente più competitivo → aggressività, gerarchie rigide, zero “pacifismo sessuale”
stessa famiglia, esiti opposti
Questo da solo smonta la pretesa universalità.
4️⃣ Non è “omosessualità” (punto cruciale)
Nei bonobo:
non esistono coppie omosessuali
non c’è esclusività
non c’è preferenza persistente
la riproduzione resta eterosessuale
📌 È polimodalità comportamentale, non orientamento.
Usare il termine “omosessualità” è scientificamente scorretto.
5️⃣ Percentuali gonfiate ad arte
Altro trucco narrativo:
si contano atti genitali, non individui
si ignorano i contesti (stress, competizione, cattività)
si estrapola una specie su migliaia
📉 In natura, anche nei bonobo:
la stragrande maggioranza dei comportamenti sessuali è eterosessuale e riproduttiva
il contatto genitale rituale è minoranza funzionale
6️⃣ Il paradosso che nessuno cita
Se il comportamento genitale omospecifico:
fosse adattativo
aumentasse la fitness
migliorasse la coesione
👉 allora lo vedremmo:
in tutte le specie sociali
in condizioni normali
come tratto selezionato
Ma non è così.
È:
situazionale
reversibile
non ereditabile
non selezionato
Quindi non è una funzione evolutiva primaria.
7️⃣ Conclusione scientifica (pulita)
✔ Nei bonobo:
il contatto genitale è strumento sociale, non sessuale
serve a ridurre tensioni, non a creare legami erotici
non dimostra orientamenti
non giustifica trasposizioni sull’uomo
👉 Il bonobo non “legittima” nulla:
smentisce l’uso ideologico della biologia.